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LA MATERIA NON PESA.

Il tuo corpo ed il mio,
uniti, non sentono mai
schiavitù, sentono ali.
I baci che tu mi dài
sono sempre redenzioni:
tu baci verso l’alto,
e qualcosa di me porti a luce,
costretto prima
nel fondo oscuro.
Lo salvi, lo guardiamo
per vedere come ascende,
e vola, per l’impulso che gli dài,
verso il suo paradiso
dove ci aspetta.
No, non opprime la tua carne
e neppure la terra che calpesti
né il mio corpo che stringi.
Sento, quando mi abbracci,
che ho tenuto contro il petto
un lieve palpitare,
vicinissimo, di stella,
che viene da un’altra vita.
Il mondo materiale
nasce quando tu parti.
E sull’anima sento
quest’oppressione enorme
di ombre che hai lasciato,
di parole, senza labbra,
scritte su fogli di carta.
Restituito alla legge
del metallo, della roccia,
della carne. La tua forma
corporea,
il tuo dolce peso rosa,
è ciò che mi rendeva
il mondo più lieve.
Ma ciò che non sopporto
e che mi schiaccia,
chiamandomi alla terra,
senza te per difendermi,
è la distanza,
è il vuoto del tuo corpo.
Sì, tu mai, tu mai:
il tuo ricordo, è materia.
§ Pedro Salinas §

° Fotografia Hengki Koentjoro. °

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Congedo del viaggiatore cerimonioso.

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.
Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi
per l’ottima compagnia.
Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.
Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio)’ confidare.
(Scusate. E una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare.
Ecco. Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare.)
Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo – odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.
Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto se io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.
Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.
Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.
Scendo. Buon proseguimento.

§ Giorgio Caproni. §

 

Spogliati

Spogliati tutta,
mostrami serena
le rughe
le piaghe,
non temere
sono come te
ferito
spaventato dalla vita.
Strappa con rabbia
i veli orientali adornanti
quelle maschere di ghiaccio
che occultano lividi,
mostrati fiera
nei tuoi lineamenti.
Quando sarai spoglia,
come un albero d’autunno
e solo quando sarai nuda
indifesa come un neonato,
ti mostrerò le mie ricchezze
custodite in un forziere
di vetro sottile.
Ti donerò sincero
la mia fragilità
le mie insicurezze
le paure ancestrali
le impurità nascoste,
ti porgerò poi,
in un vassoio
di rose bianche,
la verginità della mia anima

-Ernesto Guevara de la Serna-

 

Nazik al-Mala’ika (Iraq – 1923-2007)

Arrabbiati, ti amo arrabbiato e ribelle,
rivoluzione cocente, esplosione.
Ho odiato il fuoco che dorme in te,
sii di brace diventa una vena appassionata,
che grida e s’infuria.
Arrabbiati, il tuo spirito non vuole morire non essere
silenzio innanzi al quale scateno la mia tempesta
.La cenere degli altri mi è sufficiente, tu, invece, sii di brace.
Diventa fuoco ispiratore delle mie poesie.
Arrabbiati, abbandona la dolcezza, non amo ciò che è dolce
il fuoco è il mio patto,
non l’inerzia o la tregua con il tempo
non riesco più ad accettare la
serietà e i suoi toni gravi e tranquilli.
Ribellati al silenzio umiliante
non amo la dolcezza ti amo pulsante e vivo come un bambino
come una tempesta, come il destino assetato di gloria suprema, nessun
profumo può alterare le tue visioni, nessuna rosa…La pazienza?
È la virtù dei morti.
Nel gelo dei cimiteri, sotto l’egida dei versi
si sono addormentati e abbiamo dato calore alla vita
un calore esaltato,
passione degli occhi e delle gote.
Non ti amo oratore, ma poeta il
cui inno esprime ansia tu canti, sebbene alterato, anche se la tua gola
sanguina e se la tua vena brucia.
Ti amo boato dell’uragano nel vasto
orizzonte bocca tentata dalla fiamma, disprezzando la grandine
dove giacciono desiderio e nostalgia.
Odio le persone immobili aggrotta le
sopracciglia, mi annoi quando ridi
le colline sono fredde o calde,
la primavera non è eterna
il genio, mio caro amico, è cupo e i ridenti sono
escrescenze della vita
amo in te la sete eruttiva del vulcano
l’aspirazione della notte profonda a incontrare il giorno
il desiderio della sorgente generosa di stringere le otri
ti voglio fiume di fuoco,
la cui onda non conosce fondo.
Arrabbiati contro la morte maledetta non sopporto più i morti.
Nazik al-Mala’ika (Iraq – 1923-2007)

Domani / Pedro Salinas

 

 

“Domani”. La parola

libera, vacante, senza peso,

si muoveva nell’aria,

così senz’anima e corpo,

senza colore nè bacio,

che l’ho lasciata passare

al mio fianco, nel mio oggi.

Ma all’improvviso tu

hai detto: “Io, domani…”

E tutto si è animato

di carne e di bandiere.

Mi si precipitavano

addosso le promesse

di seicento colori,

con vestiti alla moda

nude, ma tutte

ricolme di carezze

in treni o gazzelle

mi giungevano – acute,

suoni di violini –

snelle speranze

di bocche verginali.

O veloci e grandi

come navi, di lontano,

come balene

da mari remoti

immense speranze

d’un amore senza termine.

Domani! Che parola

vibrante, tutta tesa

di anima e carne rosata,

corda dell’arco dove

tu hai messo, acutissima,

arma di venti anni,

la freccia più sicura

quando hai detto: “Io…”

Pedro Salinas

Una Nuova ERA

Se vuoi cambiare il mondo ama un uomo, ma amalo veramente.
Scegli colui la cui anima chiama la tua e ti vede chiaramente;
che ha il coraggio di avere paura.
Accetta la sua mano e guidalo delicatamente verso il tuo cuore insanguinato dove potrà sentire il tuo calore su di lui e riposare lì e bruciare il suo fardello pesante nel tuo incendio.

Guarda dentro i suoi occhi, in profondità, e osserva quello che lì dorme o veglia.. timido o pieno di aspettative.
Guardalo negli occhi e vedi i suoi padri e nonni, tutte le guerre e la follia dei loro Spiriti che hanno combattuto in qualche tempo lontano, in qualche terra lontana.
Guarda i loro dolori e le lotte, i tormenti, i sensi di colpa, senza giudizio e poi Lascia Andare tutto.
Conosci il suo fardello ancestrale
e sappi che ciò che cerca è sicuro rifugio in te
lascialo sciogliere nel tuo sguardo fermo
sapendo che non hai bisogno di rispecchiare quella rabbia
perchè hai un utero : un dolce, profondo, portale, per lavare e risanare vecchie ferite.

Se vuoi cambiare il mondo, ama un uomo, ma amalo veramente
Siediti davanti a lui nel pieno potere del tuo essere donna e nella perfetta vulnerabilità
Gioca con la tua innocenza infantile, scendi nel profondo della tua morte, invitalo a conoscere il tuo giardino
dolcemente abbandonati permetti di entrare in te al suo potere di uomo perché possa venire da te e nuotare nel grembo della terra, insieme, con consapevolezza.

E quando lui si ritirerà, perchè fuggirà per paura nella sua caverna,
raduna le tue antenate intorno a te, invoca la loro saggezza.
Ascolta i loro sussurri dolci
che calmano il cuore delle donne spaventate
che ti spingono ancora a lui
ad aspettare pazientemente il suo ritorno
Siediti e canta dietro la sua porta, un canto del ricordo
che porta calma, sempre.

Se vuoi cambiare il mondo, ama un uomo, ma amalo davvero
Non convincere il suo bambino, con l’astuzia, la seduzione e l’inganno solo per attirarlo nella rete della distruzione, sarebbe un luogo di caos e di odio, più terribile di ogni guerra combattuta dai suoi antenati
Questo non è essere donna
questa è vendetta, è veleno dalle linee contorte
di secoli di abuso
dello stupro del nostro mondo
e questo non da alcun potere alla donna
e uccide tutte noi.

Ora mostrargli cos’è una vera madre
prendilo per mano e guidalo nella tua grazia e nella tua profondità
fino al centro fumante della terra
Non punirlo per le sue ferite, perchè non soddisfano le tue esigenze o criteri.
Piangi insieme a lui fiumi dolci
che purificano la via per tornare a Casa
Se vuoi cambiare il mondo, ama un uomo, ma amalo davvero
Amalo abbastanza da poter essere nuda e libera
Amalo abbastanza per aprire il tuo corpo e la tua anima al ciclo della nascita e della morte

Ballate insieme attraverso i venti impetuosi e boschi silenziosi
permettiti di essere abbastanza coraggiosa per essere fragile e aiutalo a bere dai petali inebrianti del tuo essere.
Fagli sapere che può aiutarti ad alzarti e può proteggerti
ricadi nelle sue braccia e fidati di lui, ti prenderà.
Anche se sei caduta mille volte prima,
insegnagli ad arrendersi consegnando te stessa a lui

Se vuoi cambiare il mondo ama un uomo, ma amalo davvero
Incoraggialo, nutrilo, guariscilo
e sarai nutrita e guarita
perchè lui può essere, se lasci che sia, tutto ciò che hai sempre sognato.

Autrice: Lauren Wilce

Ferdinando Pessoa

Andiamo via, creatura mia,
verso l’Altrove.
Lì ci sono giorni sempre miti
e campi sempre belli.
La luna splende su chi
là vaga contento e libero
ha intessuto la sua luce con le tenebre
dell’immortalità.
Lì si cominciano a vedere le cose,
le favole narrate sono dolci come quelle non raccontate,
là le canzoni reali-sognate sono cantate
da labbra che si possono contemplare.
Il tempo lì è un momento d’allegria,
la vita una sete soddisfatta,
l’amore come quello di un bacio
quando quel bacio è il primo.
Non abbiamo bisogno di una nave, creatura mia,
ma delle nostre speranze finchè saranno ancora belle,
non di rematori, ma di sfrenate fantasie.
Oh, andiamo a cercar l’Altrove”

(Fernando Pessoa)

T. Lasconi

Ed ecco ce ne andiamo
come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po’ della tua ghiaia
un po’ del tuo sale azzurro
un po’ della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po’ più
di speranza
eccoci con un po’ più
di saggezza
e ce ne andiamo
come siamo venuti
arrivederci fratello mare.
T. Lasconi

Dal libro “Le mie stelle nere” di Lilian Thuram

“Io sono diventato nero a nove anni, quando sono arrivato in Francia e ho incontrato i bianchi. Si diventa neri con gli sguardi degli altri”.